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Architettura spontanea

L'atteggiamento mentale dell'uomo "primitivo" nei confronti della progettazione dell'ambiente

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Architettura spontanea

L'atteggiamento mentale dell'uomo "primitivo" nei confronti della progettazione dell'ambiente

Una serie di esempi per comprendere l'atteggiamento mentale dell'uomo "primitivo" nei confronti della progettazione dell'ambiente. Scrivere di architettura spontanea, primitiva, popolare è sempre complesso a causa della difficoltà di comprensione dell'atteggiamento mentale che ne è all'origine, rapportato alla teorizzazione razionale che contraddistingue il "costruire" moderno.

L'interesse per questo argomento deriva dalla consapevolezza dell'esistenza di molteplici realtà architettoniche, espressioni reali di esperienze interiori, di realtà esterne, di modelli di vita diversi ma non meno validi dei nostri.

Le annotazioni fotografiche di B. Rudofsky, gli scritti di A. Van Eyck, gli studi sistematici di E. Guidoni, ci indirizzano verso l'analisi dei significati profondi che stanno alla base dell'architettura, al rapporto continuo con i desideri dell'animo umano, le credenze, i miti, i riti, i rapporti affettivi ed esistenziali rivisitati costantemente, soprattutto quando si tratta di dare forma allo spazio, mettendo in crisi le sicurezze contenute nel nostro bagaglio tecnico-conoscitivo.

casa sierra

casa sierra

È innegabile il senso di desolazione, tristezza e sconforto che ci assale ogni qual volta osserviamo le nostre grandi città, le periferie urbane, le grandi arterie di traffico motorizzato, gli anonimi caseggiati; quando ci troviamo a cercare un punto di riferimento e di contatto con la realtà sconosciuta, come visitatori occasionali proviamo un profondo senso di smarrimento.

Gli spazi del nostro vivere quotidiano sino privi di verde, non hanno strade percorribili a piedi, si snodano in un traffico altamente inquinante.

"Il numero della via e quello del piano", fissano e localizzano il nostro "buco convenzionale", ma la nostra dimora non ha né spazio attorno a sé, né verticalità in sé. La casa non possiede radici. Dal selciato fino al tetto gli appartamenti si accumulano e la tenda del cielo senza orizzonti chiude l'intera città. Gli edifici non hanno in città che un'altezza esteriore, gli ascensori distruggono gli eroismi della scala, non c'è più merito ad abitare vicino al cielo.

Lo stare a casa è soltanto una semplice orizzontalità... Alla mancanza di valori di verticalità occorre aggiungere la mancanza di cosmicità della casa nelle grandi città. Le case non si trovano quindi nella natura; i rapporti della dimora e dello spazio diventano fittizi, tutto è meccanico e la vita vi sfugge da ogni parte.

Tali considerazioni sono applicabili sia alla "casa" intesa come luogo "privato" apparentemente soggetto a scelte personali ma, al contrario, gravato da pesanti forme di condizionamento, sia alla città come aggregazione di funzioni precise e strutturate, vincolate da decisioni di tipo politico, che all'ambiente naturale ed alle conseguenti deformazioni impostegli dal progresso. (sopra Casa rifugio di montagna nella Sierra di Estrela)

"Nonostante tutte le acquisizioni che la nostra cultura ha accumulato in secolo di travaglio conoscitivo, l'uomo di oggi ignora quasi tutto del mondo che lo circonda; nulla o assai vaga è la conoscenza naturalistica e pochissimo conosce dei rapporti che le società umane hanno instaurato, secondo le più varie motivazioni culturali, con l'ambiente terrestre.

Sa magari apprezzare il monumento d'arte ... ma non quella commovente e trepida creazione che è il villaggio africano delle savane..."

"Sappiamo che la nostra società, a cui in questa parte di mondo apparteniamo, affronta il grande numero ed i problemi ambientali in modo molto superficiale.

Se la giudichiamo dal suo comportamento verso il paesaggio del mondo (e il paesaggio interno della mente) e dal suo modo di installarsi in questo paesaggio, non possiamo fare a meno di ammettere che è una società di bassissimo livello. Che cosa fanno anche gli architetti e gli urbanisti? Si affaccendano con competente scrupolosità ad organizzare il nulla, chilometri e chilometri di nulla organizzato"

Ci sembra di riscontrare una interessante concordanza di opinioni sul fatto che l'uomo ha praticamente dimenticato, perduto o misconosciuto una serie di valori fondamentali che riguardano il suo "essere" al mondo come parte di un "tutto" regolato da leggi di natura, ordinato dalla sua stessa intelligenza e capacità, finalizzando il suo operato al benessere e all'equilibrio materiale e spirituale.

È per questo che, rifacendosi al discorso iniziale, riscontriamo che questo approccio mentale non gli è del tutto sconosciuto, confermandone la validità quando troviamo riscontro nella realtà.

Solo recentemente lo studio dell'architettura e dell'urbanistica delle popolazioni interessanti dal punto di vista etnologico è stato approfondito, rivelando un campo d'indagine inesplorato da parte degli storici dell'architettura.

Tale campo d'indagine, come suggerisce E. Guidoni, "può aiutare a comprendere l'origine dell'architettura, i fenomeni di acculturazione, evoluzione, permanenza e a distinguere tra evoluzione umana e condizionamento naturale.

Il clima, l'ambiente, i materiali da un lato e il senso umano dello spazio dall'altro, concorrono alle scelte formali, dagli oggetti d'arredo all'insieme dell'assetto territoriale, mentre il campo dei significati di queste forme di ordine utilitario,sociale, religioso presenta una insospettabile varietà di valori.

Risulta pertanto utile riportare una serie di esempi riguardanti l'atteggiamento mentale nei confronti della progettazione dell'ambiente, dell'aggregazione nello spazio e, in particolare, dell'abitazione di alcune popolazioni definite "primitive".

Architettura spontanea a tutti gli effetti

Chi non ama meditare sui resti dell'Età della Pietra, potrà trovare interessante rivolgere il proprio pensiero a quell'architettura, non meno primitiva e tuttora vivente, propria di quelle nazioni calunniosamente tacciate come selvagge.

Per tutta l'esistenza dell'umanità, tranne una ventesima parte, l'uomo ha condotto una vita da "selvaggio", il che significa che sopravviveva in base ad una cosiddetta "economia della selvaggina", cibandosi di erba, frutta e simili e raccogliendo conchiglie.

Paradossalmente la sua dimora era concepita e progettata con una fantasia di gran lunga maggiore a quella dell'odierno "selvaggio urbanizzato". I

Ma cosa rende un riparo adatto agli esseri umani? L'uomo dell'Età della Pietra si sarebbe forse domandato che cosa noi vediamo in quel vulnerabile prodotto che chiamiamo CASA?

Venti violenti e terremoti sono in grado di ridurla in frantumi.

Le inondazioni talvolta, confondendosi, la prendono per una specie di Arca.

Eppure è sempre più vasta l'immagine della casa che si profila, se non come rifugio, come metafora, viva ed estinta, l'una e l'altra insieme, ma finche strumento per la transizione dell'essere verso il benessere.

Ovviamente per architettura si intende qualcosa in più dell'avere un tetto sopra il capo e dei piani ortogonali quali limitazioni spaziali per pareti, ed anche se indubbiamente la sua potenza emotiva è inferiore a quella della musica, l'architettura può avere, talvolta, profondità poetica senza implicita passionalità.

La definizione di architettura, intesa come "arte del costruire in modo da combinare utilità e bellezza", arriva a dilatarsi proprio quando include nell'insieme l'architettura anonima; ma perché l'architettura vernacolare, ovvero quell'architettura che si esprime con linguaggi ed espressioni che rispecchiano fortemente il luogo e l'ambiente nei quali si è formata, viene ignorata tanto caparbiamente pur essendo una delle chiavi vere e proprie per intendere le culture estranee? Potremmo definire botanica una scienza che si occupa unicamente dei gigli e delle rose?

Forse perché l'architettura vernacolare si presenta modestamente, talvolta anche con semplici capanne, pertanto non riesce a guadagnarsi la stima necessaria; eppure anche la sola ed enorme varietà, comparabile a quella delle forme biologiche, potrebbe fame un argomento di vasto interesse.

L'architettura vernacolare deve la sua spettacolare longevità ad una ridistribuzione costante di conoscenze duramente conquistate.

I cosiddetti popoli primitivi non rivelano la minima avventatezza di fronte alla realtà del proprio ambiente; non necessitando di dominarlo.

A differenza delle arti adorne e dell'architettura nobiliare, essa non ha mai seguito capricci o mode, evolvendosi nel tempo in maniera quasi impercettibile, commisurandosi alle dimensioni ed ai bisogni umani, senza fronzoli.

stabbur

stabbur

Una volta che uno "stile" si è fissato e dall'abitudine si è generata un'abitazione, cambiare tanto per cambiare è escluso, ed in alcuni luoghi,' l'affidarsi esclusivamente a materiali edilizi locali garantisce il persistere di metodi costruttivi nobilitati dal tempo.

Contrariamente, quando si introducono materiale e metodi "stranieri", le tradizioni locali si dissolvono ai costumi subentrano le tendenze ed il vernacolo perisce.

Una delle abitazioni più caratterizzanti dell'architettura spontanea è la caverna, ampiamente usata come riparo umano e, per la maggior parte, gratuitamente fornita dalla natura.

In passato le caverne servivano come rifugi umani in modo decisamente simile alle case odierne, benché non venissero considerate proprietà personale (ad esempio i coni di Göreme). ( A lato Lo Stabbur, fattoria Norvegese risalente al tredicesimo secolo)

Per quanto possa risultarci ripugnante l'idea di abitare nella nuda fessura di una roccia, le caverne sono servite all'uomo per ripararsi dall'inclemenza del tempo e per nascondersi ai propri nemici.

Ma spesso il pregiudizio è più forte della paura e delle considerazioni pratiche, infatti, secondo il nostro modo di pensare, le caverne sono riservate ai cavernicoli ed il trogloditismo - la vita nelle caverne - equivale a spossessarci dello status di esseri umani; ma nulla è sconveniente nel mondo privato della caverna, anzi, la riflessione in ogni sfumatura può nascere ed evolversi all'interno di quel silenzio felpato ed ovattato.

La caverna naturale favorisce ed ispira la comunicazione, con le rocce, gli alberi. ed il cielo, arrivando persino ad indurre un sentimento di vertigine che favorisce le meditazione, come lo testimonia la vecchia città di Koroma, in Turchia", l'attuale Göreme, ed i dintorni di Zelve, Avcilir, Uchisar, Ortahisar e Cavusin dove si contano oltre 400 tra chiese e monasteri e dove molti abitanti continuano a vivere nei "camini delle fate" e nelle caverne, alcune trasformate addirittura in pensioni.
Questo avviene specialmente in quelle parti del mondo che non hanno avuto una industrializzazione sviluppata come la nostra, o in zone dove, nonostante una forte industrializzazione parte della popolazione ha preferito abbandonare il ritmo incalzante e frenetico della vita moderna per una vita più a contatto con la natura.
Altro esempio è tutt'oggi visibile nel Nord della Cina, ad una latitudine corrispondente a quella del nostro Mediterraneo.
Nelle province dello Shensi, del Kansu e Honam, più di l0 milioni di persone vivono come trogloditi in una architettura scavata che ha una tradizione onorevole poiché i primi esempi si perdono nella preistoria, e i loro livelli di comodità ed igiene non sono molto diversi dai nostri. Comunque, come gli edifici veri e propri, anche gli alloggi cavi possono crollare: nel terremoto di Kansu del 1920 perirono quasi 250.000 persone.

Nella Cina del Nord queste abitazioni sono scavate nei loess o löss, una siltite poco coerente, leggermente calcarea, giallastra, di deposito eolico e di origine pluviale, che si situa nel gradino più basso nella scala geologica della durezza ed ha proprietà simili quelle del terreno vulcanico soffice.

I villaggi cosi costruiti sono invisibili, poiché i contadini non sono disposti a sprecare terra fertile per costruirvi sopra delle case e continuano a scavarsi l'abitazione nel suolo.

Le scale ed i cortili, infossati per far penetrare l'aria e la luce del sole, costituiscono l'unico legame con il mondo superIore.

Questo tipo di abitazioni, tuttora abitate, che potremmo definire in perfetta sintonia con il V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale), uno degli strumenti che da noi non può essere tralasciato, non solo per le grandi opere ma anche per gli insediamenti, minori, è stato preso come esempio per un tipo,di architettura moderna: la sede centrale dell'UNESCO à Parigi in Place Fontenoy, costruita con la stessa idea tipologica e concezione progettuale di queste abitazioni agricole.

La "assenza di architettura" non significa natura e landscape da una parte, uomo e problematiche dall'altra; tantomeno è sintomatico di un atteggiamento di rifiuto del costruire, ma si esplica con un rapporto ambientale di tipo passivo (accettazione di una realtà esistente) o attivo, (volontà di dominarlo),

Nel primo caso, gli individui, costretti a spostamenti continui, devono accettare il rapporto con quella natura spesso ostile, che impone il rispetto di determinate regole.

Nel secondo caso l'atteggiamento di dominio avviene quando la società subisce una trasformazione economica e sociale, creando un rapporto più incisivo sull'ambiente.

Considerato il fatto che esiste una stretta connessione tra antropomorfismo - forma dell'insediamento - e forma dell'abitazione, è importante evidenziare gli edifici rappresentativi a livello sociale dalle abitazioni familiari con i rispettivi spazi annessi.

Presso i popoli primitivi, infatti, l'architettura ha la funzione di mantenimento dell'ordine sociale; perciò le regole che stanno alla base della costruzione della casa o del villaggio sono precise.

La costruzione è opera collettiva alla quale partecipano tutti gli abitanti del villaggio oltre agli artigiani ed ai sacerdoti; perciò l'orientamento, la forma, la dimensione ed i materiali da costruzione assumono una va lenza particolare.

In alcune tribù del Sudan, le Shilluk, quando un uomo si sposa deve provvedere a costruire una capanna, composta da un misto di terra, paglia di miglio e acqua, sia per la prima moglie che per le successive; l'avvenimento si trasforma
in rito a cui partecipa tutto il villaggio.

L'evoluzione del "luogo-casa", spazio abitato per eccellenza, va ricercata negli studi ontologici ; che ci indicano, anche in ordine ad uno sviluppo j spaziale, la presenza iniziale di un semplice "paravento", funzionante da riparo contro il sole, la pioggia ed il vento e con il quale già si definisce il concetto di interno ed esterno; il paravento si è evoluto progressivamente fino alla "capanna cupoliforme", un quarto di sfera o mezza sfera, esempio primo di abitazione.

Il concetto di spazio artificiale (interno) si è quindi, sintetizzato di pari passo con l'evoluzione: mentale e creativa dell'individuo, fino ad arrivare a definire la capanna conica, quella cilindrica sormontata dal cono e la capanna rettangolare con tetto e due spioventi, tipica delle popolazioni agricole, passate poi al patrimonio figurativo dell'architettura popolare.

Altre abitazioni interessanti sono le tende.

Nella loro collocazione sul territorio e nel conseguente rapporto con il paesaggio, nella disposizione della struttura portante e di quella di copertura, nella partizione interna si possono leggere alcune costanti, nonostante una certa diversità ed una considerevole differenza fra i popoli che fanno uso della tenda come forma abitativa.

casa girasole

Per il nomade, sia esso costruttore di semplici capanne che di architetture leggere di pelle o tela con supporti lignei, il fondamento essenziale dell'appropriazione dello spazio deriva da un sistema organizzato nel quale la propria dimora viene collocata simbolicamente al centro del proprio universo.

Ecco perché la distribuzione interna deI Tipì - tenda conica degli Indiani d'america - è similare a quella della Yurta dei Mongoli, della Kate dei Lapponi e delle tende coniche siberiane.

Sebbene queste tende differiscano notevolmente nella costruzione e nei materiali, benché diffuse su metà del globo, hanno conservato i concetti antichi sulla natura del rifugio e come esso debba essere organizzato per il benessere dell'uomo ed il piacere degli dei.

Il passaggio dalla vita nomade alla sedentarietà si osserva nel cambiamento tipologico-strutturale delle dimore; l'architettura inizia, allora, a far uso della pietra e dell'argilla; le abitazioni vengono costruite con forme parallelepipede e struttura portante lignea, muri in adobe (mattoni di terra cruda essiccati al sole) o in pisé (terra compressa in apposite casseformi a strati sovrapposti) e coperture in argilla battuta (Africa - Asia).

Se usata come materiale da costruzione la terra cruda è versatile, infatti è stata e rimane, attraverso le tradizioni storiche e popolari, uno dei principali materiali da costruzione in tutto il nostro Pianeta.

L'habitat in terra permette l'espressione di creatività personali relative ad ogni artefice, conferendo ai muri una ricchezza di textures visivi e tattili decisamente numerosi.

I metodi di utilizzo della terra permettono inoltre di non dissociare la materialità dalla spiritualità dell'atto stesso del costruire, realizzando una effettiva diversità di linguaggi plastici, in cui si esprimono pulsioni creative profonde. (A lato Casa girasole progettata da Patrick Marsilli e Ivo Gills)

L'architettura sudanese presenta una grande quantità e varietà di forme di costruzioni in terra cruda che costituiscono un ben preciso linguaggio architettonico di notevole interesse nel panorama delle culture agricolo-pastorali evolute a contatto con civiltà organizzate; essa ripropone tutta la serie tipologica delle costruzioni fondamentali, utilizzando l'argilla in senso plastico, con un rigore formale e con una varietà di decorazioni che sono il più significante raggiungimento estetico ottenuto con un materiale povero "inventato" ex novo e sfruttato ai limiti della sua utilizzazione in architettura.

Bibliografia:
B. Rudosfky, Le meraviglie dell'architettura spontanea, ed. Laterza, Bari, 1974.
E. Turri, Antropologia del paesaggio, Edizioni di Comunità, Milano, 1974.
G. Bachelard, La poetica dello spazio, ed. Dedalo, Bari,1975.
B. Rudofsky, Architettura senza architetti, Editoriale Scientifica, 1977.
A.A.V.V., Europa - America. Architetture urbane, alternative suburbane, ed. La Biennale di Venezia, 1978.
E. Guidoni, Architettura primitiva, Electa, Venezia, 1979
W. Ruske, Planem und Ba~em mit naturlichen Baustofferi-Nahirliche Baustoffe in Detail, Weka Fachverlage GmBH e Co KG verlag fur Baufach literatur,1928.
W. Ruske, Planem und Bauem mit naturlichen Baustoffen-Hoiz-Glas-Architektur, Weka Fachverlage GmBH e CoKG verlag fur Baufach literatur, 192~.
W. Ruske, Planem und Bauem mit naturlichi!n Baustoffen-Glas, Weka Fachverlage GmBH e Co KG verlag fur Baufach literatur, 1928.
S. Lolli, Per una lettura semantica dell'architettura: gli spazi pubblici e privati dell'architettura spontanea, Università degli Studi di Firenze, Dip. di Prog. dell'Architettura, prof. G. Galli.
Sinopie, rivista n° 8, 11/'93, La Bioarchitettura, ed. Progetti, Milano 1993.
Meridiani, rivista n° 212/'88, Speciale New York, Milano 1988.

Beatrice Bongiovanni - Architettura spontanea - Archigonia n. 5 - pagg. 24-29